Anche i funzionari statali, i maestri di scuola primaria e gli infermieri, durante la stagione delle piogge, si trasformano in contadini e prendono in mano la zappa! <<Clessidra che indica il passare del tempo: si riempie a fine settembre e man mano si svuota; abbiamo cantato, danzato, pregato per quasi tre ore, e alla fine, usciti di chiesa, non era andata come ci aspettavamo>>

Lo sanno molto bene i missionari Severiani che, da molti anni, hanno aggiunto al loro calendario liturgico “la festa del raccolto”, un esempio concreto e veramente riuscito di inculturazione del messaggio religioso, pur consapevoli del fatto di avere poco a che fare con il clima tropicale ed equatoriale. Tuttavia, io conosco un vecchio proverbio irlandese, che dice: “Pregate per le patate con una zappa in mano”. Ora, lasciati dire che la stessa cosa vale per la creazione di campagne di marketing, intese sempre come non isolate e facenti parte di un piano strategico. Nello specifico, ci sono tre ragioni base se i tuoi “annunci” non producono i risultati desiderati:

1) Stai utilizzando la strategia della preghiera.

2) Stai utilizzando lo strumento sbagliato.

3) La tua campagna ha un solo obiettivo.

→ Esiste una probabilità del 95% che tu sia il protagonista assoluto della strategia della preghiera, anche se non sai di cosa si tratta. Ciò si verifica tutte le volte che, con l’acqua alla gola, perché hai bisogno disperatamente di aumentare le vendite, esegui frettolosamente una sponsorizzata su Facebook (o in qualche altro media del web) e poi PREGHI che il tuo annuncio “funzioni”. Ergo: assenza di strategia collaudata.

→ Quel piccolo pulsante blu di Facebook può essere tanto pericoloso. Non fare il finto tonto, sai di cosa sto parlando: hai lo sguardo fisso su quelle paroline quasi magiche [promuovi il tuo post], ossia una seria opportunità che potrebbe farti ottenere dei “mi piace” e ricevere commenti. Tutte cose che, all’atto pratico, nemmeno per il cavolfiore genereranno delle entrate economiche, non perché il meccanismo concepito non funzioni a prescindere, ma semplicemente perché non hai usato lo strumento giusto e sei senza una strategia. Forse, per te sarebbe più opportuno usare l’ADS MANAGER del social blu, associato all’apprendimento delle ultime novità tecniche e ad altro.

→ Anche se hai utilizzato la corretta funzione per le tue inserzioni, ci sono buone probabilità che la maggior parte delle tue campagne perseguano un solo obiettivo che, ovviamente, sta ostacolando in modo significativo i risultati sperati. E se utilizzassi la tecnica della “Tripla minaccia”? Come vedi, 3 è un numero favoloso che, a seconda della situazione, può moltiplicare le tue vendite o affossarle. Ricorda che il pubblico può facilmente ricordare tre grandi concetti, ma è necessario assicurarsi che questi, siano orientati alla vendita professionale. Io consiglio sempre di iniziare a capire su cosa è (esattamente) fondata la tua offerta, prima di presentarla al tuo pubblico. Tutte le volte che scrivi i tuoi pezzi di testo, devi essere in grado di insegnare roba utile, generare un ardente desiderio e persino instillare la nostalgia per quello che stai vendendo. Fornire un buon contenuto che, quindi, deve incanalare il lettore verso il tuo prodotto o servizio

Ti racconto una storia, quella della nota favola di Perrault, che deve senz’altro il suo successo alla particolarità di aver messo gli stivali al gatto, che fece la fortuna del suo padrone. Perrault nacque a Parigi e, prima di dedicarsi alla scrittura, era un avvocato. Di famiglia ricca e alto-borghese, studiò nelle scuole migliori Francesi e fu anche grazie a lui che venne fondata l’Accademia delle Scienze di Francia. Il gatto con gli stivali è una famosissima fiaba popolare europea la cui caratteristica era quella di nascondere l’orrore attraverso la comicità o l’ironia. E se questa fiaba potesse “illuminarti” dal punto di vista del tuo business? Aggiungere una nuova “P” Originale alle tante già esistenti (spesso pallose) teorie di Marketing, nel quotidiano sforzo di farsi notare nel mare-magnum delle offerte di prodotti e servizi per lo più invisibili, potrebbe essere una conversazione interessante. Ti dico ciò, perché è noto che la disciplina moderna concentra l’attenzione sul prodotto, sulla sua promozione, sul prezzo, sulla pubblicità, sul posizionamento, sul packaging e sul passaparola… tutte azioni che hanno l’iniziale “P”. Ma oggi c’è una nuova “P” che dovrebbe diventare il tuo miglior incubo: è la Pdi Particolarità. Il tuo prodotto o servizio deve presentare una o più particolarità che lo rendono immediatamente riconoscibile e visibile agli occhi dei consumatori. Emergere dalla massa, avere qualcosa di diverso per farsi notare e far parlare di sé, potrebbe essere il solo modo per attirare l’attenzione dei potenziali consumatori, frastornati da un’infinità di prodotti e servizi e limitati dal poco tempo a disposizione, per orientare consapevolmente le proprie scelte d’acquisto. L’ultima P, quindi, diventa parte di una strategia a monte: ciò che vendi deve nascere, cioè essere concepito con la particolarità che lo dovrà distinguere e, questo, facilita e cambia radicalmente il modo di intendere la TUA attività di marketing. Mentre un tempo il marketing entrava in azione a prodotto già concepito e realizzato, attuando una strategia per la sua commercializzazione, oggi il marketing deve entrare in azione, ancora prima, cioè dal momento in cui si concepisce il prodotto/servizio.

La sua progettazione, le modalità di produzione, il suo design, la sua confezione, il suo nome, il modo di commercializzarlo sono (comunque) tutti momenti in cui inserire la “P” della particolarità, che potrà fare la differenza e portare al successo la tua azienda. Naturalmente, tu sei in una botte di ferro per ora, poiché in Italia sono tantissime le aziende che non fanno marketing professionale il che, da un lato, è tutto a tuo vantaggio… se non lasci passare troppo tempo, perché dopo inizierai a calcolare il tragitto fisico che separa la tua azienda dal tribunale fallimentare, strada che farai per portare i tuoi libri contabili a destinazione finale. E allora: “C’era una volta un vecchio mugnaio che lasciò in eredità ai figli, un mulino, un asino e, al più piccolo, un gatto. L’ultimogenito era triste, non sapeva cosa farsene del gatto ed era molto povero, ma il gatto gli disse di fidarsi di lui, di portargli un cappello, un paio di stivali e un sacco per farlo diventare un uomo ricco. Il giovane, che tanto non aveva nulla da perdere, si procurò il necessario. Il gatto, indossati stivali e cappello, andò nel bosco, catturò della selvaggina e la portò al re, dicendo che era un dono del suo padrone, il marchese di Carabas. Il gatto continuò a portare doni al re finché, un giorno, udì di una passeggiata di quest’ultimo con la figlia, così corse dal suo padrone e gli disse di spogliarsi e buttarsi nel lago. Quando la carrozza del re passò di là, il gatto iniziò a gridare dicendo che il marchese era stato derubato e aveva bisogno d’aiuto. Il re, ricordandosi di tutti i doni ricevuti, fece fermare la carrozza per aiutare il marchese, mentre il gatto con gli stivali corse nel palazzo di un famoso orco, che si diceva fosse in grado di trasformarsi in qualsiasi animale. Traendolo in inganno, il gatto convinse l’orco a trasformarsi in un topo e lo divorò, si impossessò delle sue ricchezze che donò al suo padrone, il quale, sposò la figlia del re e divenne finalmente ricco. In realtà, da questa fiaba, possiamo trarre spunto per una duplice particolarità. La prima è, per l’appunto, quella degli stivali. Immagina un gatto che indossa gli stivali: è un gatto particolare! L’altra, invece, è l’aver ripetutamente (e costantemente) portato al re dei doni. Nel marketing professionale è la stessa cosa: per vendere, e cioè per far sì che le persone si accorgano di te tanto da darti i loro soldi, devi fare un insieme di cose che impressioneranno positivamente il tuo pubblico. Anche tu, devi donare, e lo fai nel momento in cui produci dei contenuti di valore che, ovviamente, possono e devono essere multicanale. Un mio cliente del nord, vende e monta caldaie; se nel Tubo Rosso cerchi… “Come pulire una stufa a pellet”, trovi lui che ti spiega GENEROSAMENTE come farlo, senza venderti nulla. I suoi video, hanno più di 120 mila visualizzazioni. Tu e la tua impresa, avete mai fatto una cosa del genere? Mi permetto di precisarlo, perché di istallatori con la “P” della particolarità, ne vedo ancora troppo pochi in circolazione. Anche se spippettarsi fa bene, smettila di farlo in ufficio tra la richiesta di preventivo e un’altra. Armati di una banalissima telecamera, oggi anche uno smartphone di fascia alta, accertati di avere una forte illuminazione e comincia a girare i tuoi video “esplicativi” dentro il capannone, mentre pulisci la stufa dai depositi di biocombustibile addensato. Hai mai sentito parlare di Teads? È il primo advertising Marketplace al mondo, cresciuto ben oltre il 50 % tra il 2016 ed il 2017.

Non dare mai nulla per scontato: se, giustamente, c’è chi sostiene che i video debbano stare nel popolare YouTube, ci sono altri che preferiscono utilizzare Vimeo, perché, in base alla loro attività, hanno riscontrato – testando – benefici importanti, anche se la piattaforma non genera numeri di visite elevati. Teads, per proseguire, è una valida alternativa per la distribuzione di campagne video in ambienti di alto spessore. Ti sto parlando comunque di un bacino d’utenza stimato in un milione e duecento visitatori unici al mese, di cui solo ottocento milioni provenienti da smartphone. Spesso accade che questi valori siano (temporaneamente) più alti rispetto a quelli generati da YouTube e Facebook. Fattori determinanti sono stati l’uso dell’intelligenza artificiale, la prima chat-bot integrata in un video pubblicitario e gli annunci voice-controlled. Per darti un’idea, Tommy Hilfiger, marchio fashion di fama globale, è stato il primo Brand ad adottare la tecnologia video chat-bot. Teads ha permesso a Tommy Hilfiger di integrare una chat automatizzata all’interno del proprio annuncio video fuori norma, allo scopo di estendere la propria presenza oltre Facebook Messenger. La chat viene attivata cliccando su una call to action dinamica e variabile, che incoraggia l’utente ad interagire. Teads, che negli ultimi mesi si è rafforzata con nuovi ingressi nel team in Italia e all’estero, firma un accordo con il noto portale alfemminile.com, per essere partner unico dell’editore nel segmento dei video outstream. Morale da portare a casa: non sempre la cosa che fanno tutti, compreso tuo zio il barbiere e tuo cugino il piastrellista dei CESSI, è la cosa migliore per te. Non è affatto corretto presenziare in un modo, perché tanto fanno tutti così. Ho clienti che, ad esempio, non sono mai esistiti in Facebook, ma che, stando in Linkedin, hanno incontrato TANTO giovamento per i loro affari.

Sebbene il social BLU per eccellenza detenga la leadership, segnando un ottimo 91 %, molti professionisti e titolari d’impresa FATTURANO grazie a Linkedin per il semplice fatto che, seguire la massa, a volte, può essere inutile, dispendioso e controproducente per te ed il tuo specifico business.

Non ti nascondo che in tanti mi domandano se, parlando di messaggistica, “Telegram” supererà WhatsApp. Difficile dirlo, e la sfera di cristallo non esiste, tuttavia, ciò potrebbe accadere. Al momento 1 persona su 7 sulla Terra utilizza WhatsApp per comunicare con i propri contatti. È gratuito e, oltre a supportare l’invio di emoji, immagini, file e gif animate, consente anche di chiamare e videochiamare a costo zero. Ma, stai attento, è solo questo il bisogno degli utenti da soddisfare? Telegram ha già conquistato circa 170 milioni di persone, puntando ad un target giovane, ancora di nicchia. I dati parlano di una crescita incredibile, che oscilla tra i 400 e i 700 mila “nuovi” utenti al giorno. La sicurezza, indubbiamente, potrebbe essere la ragione principale per preferirlo: le chat crittografate sono garanzia di maggior sicurezza e privacy, considerato che sono impossibili da decifrare. Tra l’altro, a disposizione degli utenti, c’è il servizio di chat segreta: nessuno è riuscito a violarne i dati. Telegram permette di inviare file di grande formato fino a 1,5 GB, quelli di WhatsApp possono arrivare al massimo a 16 MB. Per utilizzarlo basta il nome utente e ciò consente di poter chattare con altre persone, senza dover necessariamente condividere anche il proprio numero di telefono. Permette di ingrandire il testo delle chat o dell’applicazione stessa e di salvare in cloud messaggi o immagini semplicemente inoltrandoli. Ora, ti riporto il primo esempio che mi passa per la mente: se io dovessi, per lavoro, utilizzare uno strumento di comunicazione rapida, e fossi un giornalista, io sceglierei Telegram. E se tu, ipotizziamo, avessi un’azienda che vende un certo servizio a questa categoria professionale, quella dei giornalisti, non pensi sarebbe “ottimo” promuoversi su questa APP di nicchia?

Nel frattempo che elabori tutto questo, continua pure a pregare PER IL TUO SPIRITO che alla tua azienda CI PENSA LA CONCORRENZA!