Il Cyber Monday, ossia il “lunedì cibernetico” (o “virtuale” o “digitale”), è il primo lunedì successivo al Black Friday e negli Stati Uniti d’America è dedicato agli sconti sui negozi online. Questa giornata di sconti fu pensata per i consumatori che non hanno potuto utilizzare il Black Friday per usufruire delle promozioni.

Tale consuetudine fu ideata su Internet nel 2005 da un sito di e-commerce e divenne rapidamente comune a molti altri negozi online, tanto che da alcuni anni negli Stati Uniti è diventato un significativo evento commerciale, sponsorizzato dalla National Retail Federation, in cui i dettaglianti online propongono promozioni ai clienti. Questo evento costituisce assieme al Black Friday un valido indicatore statistico sulla capacità e predisposizione alla spesa dei consumatori statunitensi, tanto da essere attentamente osservato dagli analisti finanziari e dagli ambienti borsistici statunitensi e internazionali. Il termine Cyber Monday, più precisamente, fu creato dalla divisione Shop Organization della National Retail Federation e usato per la prima volta nel 2005.

Ora, analizziamo i dati di un anno assolutamente NERO per buona parte del pianeta: il 2011. La crisi economica. I risultati hanno rivelato che solo 7 milioni di dollari spesi online durante il Cyber Monday sono direttamente riconducibili ai social media, coincidendo con circa il 0,56% del totale (1,25 miliardi). Questo ha scatenato un piccolo terremoto su Twitter in cui gli scettici dei social media si sono affrettati a sottolineare come la cifra da essi ottenuta sia quasi irrilevante. Qualcuno si dichiara d’accordo sul fatto che mezzo punto percentuale non abbia un impatto rilevante (anche quando equivale a 7 milioni di dollari in una giornata da 1,25 miliardi).

Tuttavia, questo qualcuno, evidenzia che questa cifra si riferisce alle vendite direttamente imputabili ai social media, ma non quelle in cui essi hanno avuto indirettamente una parte fondamentale: verificando i dati delle vendite natalizie (online e offline) negli USA del 2010 rispetto a quelle previste per il 2011 si scopre che, dai 453 miliardi spesi, per il 2011 ne furono previsti ben 469, con un aumento delle vendite in cui sicuramente i social media hanno avuto un ruolo chiave.

Secondo l’agenzia di ricerca NPD, il 30% di tutti gli acquirenti del periodo natalizio 2011 hanno pensato di fare acquisti online, e i numeri sono ancora più elevati per le famiglie ad alto reddito. Inoltre, il 50% degli acquirenti si sono affidati a internet per cercare informazioni sui prodotti che avevano intenzione di acquistare. E questo senza considerare un altro 20% che si è basato sulle recensioni dei consumatori e del 4% che hanno diffuso sui social media le loro intenzioni pre-acquisto. Come sempre più spesso accade, molti acquirenti si recano nei negozi con i propri smartphone, pronti a cercare informazioni o a condividere sui social network le proprie impressioni.

Il Black Friday 2018 (novembre) è ufficialmente bello che andato. Così recitava uno spot: dalle 23.30 troverete tutte le migliori offerte sull’elettronica di consumo, domotica, smartphone, TV, Tablet, computer, portatili, accessori, carica batterie, power-bank e molto altro ancora. Una maratona che abbiamo iniziato lunedì e che continuerà per sette giorni.

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Quello che voglio far notare è che, se si è così strettamente focalizzati sui social media che l’unica ragione per cui ci si entra è il guadagno generato direttamente, allora si sta mancando l’obiettivo. I social media sono oggi – e lo saranno anche domani – degli strumenti di facilitazione: sono un metodo per entrare in contatto con le persone a un livello avanzato e in grado di spingerle a condividere con altri le proprie scelte. Come azienda e Brand, se non si riesce a comprendere questo concetto si sta completamente mancando l’obiettivo.

Non si tratta solo di denaro. Il ROI dei social media è importante, ma cercare di appuntare tutto sulle metriche finirà per “far impazzire” al momento del conteggio dei numeri. Invece, in parte, si deve lavorare per identificare gli altri risultati per i propri obiettivi nei social media che magari non hanno implicazioni finanziarie dirette, ma che apportano un elevato valore al proprio business. È possibile dimostrare che i propri canali social riducono i costi di Call Center, innalzano la Customer Satisfaction, o semplicemente aumentano la conoscenza del prodotto o delle offerte.

Io sono a favore della generazione di ROI dalle attività sui social media e della creazione di correlazioni con le vendite dirette quando queste esistono e sono possibili, ma che nel mondo di oggi i social media non sono solo denaro: sono un mezzo per fornire una migliore esperienza al grande numero di persone che lo utilizzano.

Il Ritorno sull’investimento resta fondamentale per avere sotto controllo i numeri e, cosa non di poco conto, per mettere sempre più la pubblicità di massa sul banco degli imputati.

Tutto in perfetta armonia con il direct marketing.

Ma… dico, se vendi racchette da tennis, che senso ha andare in TV o alla radio? A tutti (tutti) interesseranno le tue racchette? Se OGGI hai la possibilità di metterle sotto al naso delle sole persone interessate al tennis, cosa te ne frega delle altre? Di chi è sedentario o di chi pratica soltanto il moto-cross?

In realtà non ho ancora finito: tutte queste INVENZIONI degli ultimi anni tipo il black Friday o il red Friday o – per l’appunto – il cyber Monday, dovresti snobbarle alla grande perché

(se proprio lo vuoi sapere)

NON TI POSSONO AIUTARE NELLA COSTRUZIONE SANA DEL TUO BRAND.